Soriano Calabro, celebre per il suo convento dedicato a San Domenico, il più grande di tutto l'Ordine Domenicano, è situato ai piedi delle appendici dell'altopiano delle Serre, all'estremità Nord della grande vallata del Mesima, cinto dalla "collina degli angeli" e lambito dai torrenti Caridi e Cornacchia.
Il centro, con il suo clima piacevole, mitigato dall'azione delle fresche brezze montane, cariche di profumi e dal leggero soffio temperato dell'inverno, rende particolarmente favorevole la sosta turistica, offrendo importanti testimonianze storiche, artistiche e culturali.
Il paesaggio circostante è suggestivo per le diverse ondulazioni del terreno e per i policromche offre la campagna, coltivata di piante d'ulivo, di querce e di castagni.
Andato in parte distrutto dal terremoto del 1783, oggi l’abitato, posto in leggero declivio, presenta una suddivisione in due parti: il vecchio centro urbano, caratterizzato dalla presenza delle rovine dell'antico convento di San Domenico e il centro urbano di nuova formazione, sviluppatosi dopo il 1960 a Sud del centro storico.
Il centro antico presenta un tessuto edilizio omogeneo, composto prevalentemente da edifici unifamiliari a due piani con botteghe a piano terra, mentre il centro urbano, di nuova formazione, presenta edifici a tre o quattro piani con magazzini a piano terra adibiti a deposito merci o ad attività commerciali.
Oltre al patrimonio storico-artistico e architettonico, Soriano è dotato di un suggestivo centro urbano, ricco di strette viuzze, di bei portali in pietra, opera dei laboriosi scalpellini locali. La piazza è il principale punto di aggregazione della cittadina, con la villetta, dove affacciano l'ottocentesco palazzo municipale, ex edificio finanziario e l'imponente santuario di San Domenico.
Le sue origini risalgono al VII-VIII secolo dopo Cristo, ad opera di alcuni profughi orientali provenienti dalla Siria e dall'Egitto che, guidati da alcuni monaci Brasiliani, all'epoca delle lotte iconoclaste e delle persecuzioni dei musulmani, si erano spinti nel territorio calabrese, erigendo parecchi monasteri (ben quattrocento in tutta la Calabria sono quelli stimati dallo storico Paolo Orsi).
Soriano venne elevato a feudo nell'anno mille, sotto il dominio normanno di Ruggero I: inizialmente pertinenza dello Stato di Arena, diventa, in seguito feudo dei Carafa di Nocera, dal 1496-1648. Per acquisto fattone nel 1652, Soriano passò ai Domenicani che già nel 1510, ad opera di Frà Vincenzo da Catanzaro, su richiesta dell'Università locale, vi avevano costruito la Chiesa ed il grandioso Convento, tra i più insigni in Europa dell'Ordine dei Predicatori.
Giovan Battista Pacichelli, nel suo regno di Napoli, descriveva il celebre convento dei San Domenico, elogiando l'imponenza della costruzione e le sue ricchezze, sottolineando anche la popolarità di un culto, che nel 600' si diffuse per tutta l'Europa, come attesta la raffigurazione iconografica del santo che si conserva a Soriano.
Numerosi sono i luoghi dedicati ai Santi Basiliani e molti sono i monasteri eretti, come quello che sorgeva proprio sulla collina che si sprofonda sull'abitato della cittadina, dedicato a Santa Maria degli Angeli (la Vergine Odigitria, guidatrice del cammino).
Il centro di Soriano fu chiamato prima "Suburbio di Soriano", quindi casale di Soriano poi "terra di Soriano di basso" per distinguerla dal primitivo paese che prese il nome di terra di "Soriano dell'alto". Soriano Calabro, dopo la Signoria dei Normanni, fu elevato a Contea da Ferdinando II d'Aragona.
Gli edifici di interesse storico sono:
Convento del San Domenico- divenne oggetto di particolare attenzione da parte di Pontefici e di monarchi, i quali furono molto generosi di favori spirituali e materiali verso il convento. Storicamente celebre per aver ospitato l'imperatore Carlo V al ritorno dell'impresa di Tunisi, dove quattro dei suoi monaci divennero Papi; vi dimorò, inoltre Tommaso Campanella. Al suo interno ancora oggi, nonostante le spogliazioni del passato, sono presenti una ricca biblioteca e un museo che conserva opere d'arte di Fanzago, Bernini, Vaccaro, Grue e un volto modellato dallo scultore greco Scopa del IV secolo a.C.
L'edificio monastico fu edificato lungo l'argine sinistro del torrente Cornacchia non molto lontano dal borgo "Nigliari" su un pianoro che si estendeva fino alle falde della collina degli Angeli. Il convento non ancora completato, era già famoso, per gli innumerevoli prodigi che si erano verificati durante la sua costruzione: emblematica l'apparizione del miracoloso quadro di San Domenico, che si ritiene appunto di origine divina, in quanto la notte tra il 14 ed 15 settembre 1530, cioè ben venti anni dopo la sua fondazione, la Madonna e le sante Caterina D'Alessandria e Maria Maddalena apparvero al frate converso Lorenzo da Grotteria e gli consegnarono la tela raffigurante il Santo.
Le prime attestazioni al culto del quadro calato dal cielo risalgono agli inizi del 600'; la devozione all'immagine del Santo si propagò ben presto, anche grazie al clima ispirato dalla Controriforma, per cui esso venne adoperato per contrastare l'iconoclastia di molti movimenti protestanti. Il monastero raggiunse il massimo splendore tra la seconda del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo.
La notorietà e l'influenza del convento divennero subito enormi, perché il 23 agosto 1640 San Domenico veniva proclamato protettore dell'intero Regno di Napoli. Il convento di Soriano possedeva una ricchissima biblioteca e una tipografia dove molti testi di sacra scrittura, di teologia, di filosofia furono stampati.
Il terremoto dei 1659, uno dei tanti che nei secoli devastarono la terra di Calabria, distrusse completamente il Santuario e l'annesso convento. Sulle rovine dell'antico Santuario venne edificato un nuovo, imponente, complesso monastico sotto la tutela del sovrano di Spagna Filippo IV, viceré di Napoli, realizzato su un progetto dall'architetto romano Bonaventura Presti, certosino, che lavorò anche a San Martino a Napoli e che prese a modello, l'Escorial di Madrid, grandioso monastero. Sorse, nel breve tempo una struttura architettonica, decantata dal Barrio, dal Marafioti e da altri storici, definito "una delle meraviglie dell'Italia meridionale".
A parte il convento che, con i suoi quattro grandi chiostri, si estendeva su una superficie di oltre 20.000 m., la chiesa ad iconografia basilicale, era enorme e culminava in una grande cupola, che dal piano di campagna, raggiungeva l'altezza di oltre 100 m, sui due lati della navata centrale, si aprivano quattro grandi cappelle a destra e a sinistra, fra loro comunicanti, con coro absidato e un fastoso altare maggiore che custodiva la venerata icona di San Domenico.
L'altare, realizzato intorno al 1638 su progetto dell’ architetto Martino Longhi.In seguito fu sostituito con un più ricco altare di fattura molto ricercata, inaugurato nel 1752, ad opera del napoletano Francesco Raguzzini e degli scultori Francesco Pagano e Matteo Bottigliero. La grandiosità della chiesa non era dovuta soltanto alle sue dimensioni. All'interno, le pareti riccamente decorate da pregevoli stucchi, furono rivestiti di marmi e arricchiti di capitelli, di teste di cherubini, medaglioni con l'effigie dei Santi e dei Beati dell'Ordine, bassorilievi e statue, pale d'altare ed altri elementi decorativi che arricchivano la fastosa, barocca secentesca chiesa.
Il maestoso portale è fiancheggiato da colonne e sormontato dagli stemmi dell'ordine domenicano e del priorato: quel che resta oggi della facciata basta per comprendere la sua imponenza.
Il terremoto del 1783 distrusse uno dei centri religiosi culturalmente più attivi e importanti del Mezzogiorno, che ospitava oltre 100 Domenicani e veniva raggiunto ogni anno da numerosi pellegrini per rendere preghiera all'immagine di San Domenico.
I resti, scampati al terremoto, sono visibili nell'attuale convento. La ricostruita chiesa di San Domenico, a navata unica, edificata nel 1838 su uno dei chiostri dell’ antico convento, con una superfice di 860 m., conserva all'interno, sull'altare maggiore del seicento, un icona del cinquecento, dipinto ad olio su tela, ed ancora due tele Papa Benedetto XIII Domenicano e Papa Innocenzo X1 di scuola napoletana del seicento, busti marmorei, coro con stalli lignei, opere di intagliatori calabresi del tardo settecento, paramenti ed arredi sacri del XVIII e del XIV secolo: pregevole è la facciata barocca in granito, con un imponente portale.
La presenza del convento e delle sue numerose attività e relazioni con l'esterno ha favorito un fiorente artigianato, che nelle sue forme più popolari e tradizionali è sopravvissuto fino ad oggi ridisegnando il proprio stile e la qualità degli oggetti: scompaiono la cartiera, l'erboristeria e le altre attività dei monaci, uniche traccie ormai nei testi scritti.
I resti delle opere ubicate nel vecchio complesso, sono conservati nel nuovo convento domenicano, dove troviamo anche un importante fondo di 316 cinquecentine, quattro incunaboli e rari testi miniati della biblioteca antica appartenente al convento del San Domenico, gestita dai padri Domenicani, istituzione risalente al 1600 circa, quando esisteva già una raccolta, che si arricchì di nuovi volumi fino al 1783, finchè il disastroso terremoto ridusse la biblioteca in un cumulo di macerie.
Nei primi anni del 1800 i libri rimasti furono risistemati in nuovi locali, ma nel 1866, con la legge di soppressione degli istituti religiosi, la raccolta venne affidata al Comune di Soriano, che li conservò per quasi ottant'anni. Nel 1948 i libri furono restituiti ai Domenicani, ma solo nel 1978 fu possibile approntare degli ambienti idonei alla conservazione dei volumi. Attualmente la biblioteca contiene circa 12.000 volumi.
Chiesa del Carmine: custodisce un coro ligneo del settecento; edificata verso la fine dell'800' da maestranze locali, è ad un'unica navata con pianta a croce greca. All'interno l'altare in marmo del 1700, raffigurante nella parte inferiore un basso rilievo del Mosé proveniente dal convento di San Domenico, accoglie una statua di San Martino in legno del 1600 ed una statua di Sant'Antonio di Padova del 1725.
La chiesa Matrice costruita negli anni 30 sui resti di un'altra chiesa distrutta dal terremoto del 1908 è dedicata a San Martino: è suddivisa in tre navate, in stile neoclassico.
Conserva al suo interno delle tele ad olio raffiguranti San Martino e il giudizio universale, delle statue di San Cosimo e Damiano del 1824 opere dello scultore serrese V. Zaffino, il pregevole coro ligneo e la pietà in gesso colorato.
Chiesa di San Filippo: edificata a partire dal 1725, ad unica navata, in pietra granitica con pianta rettangolare,si caratterizza per la facciata di forma curvilinea, di ispirazione barocca;
pregevole è il portone in legno opera di intagliatore locale.
Fontana di piazza: (via Roma) in pietra grigia e marmo bianco, lo stile architettonico è barocco, risalente al secolo XVIII-XIX, iscritta con i nomi degli artisti Francesco Cerantonio, Francesco Agazio scultore G. Florenzano. La fontana è posta su quattro gradini semicircolari dove poggia la vasca.
La struttura architettonica è composta da quattro colonne sulle quali poggia una trabeazione sormontata da una piramide tronca. La fontana è alta 7m e larga 5 m, nella parte centrale è posta una lapide marmorea con scritta latina.
Biblioteca: Soriano Calabro è un paese ricco di storia, di arte, operoso e pieno di vitalità, dove trova sede una delle più ricche biblioteche "Centro Culturale del Folklore e delle Tradizioni Popolari", che raccoglie tutto ciò che stato scritto sulla Calabria.
La biblioteca, istituita nel 1981, è gestita dall'istituto della Biblioteca Calabrese, associazione culturale alla quale hanno aderito la Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia, la Comunità Montana Alto Mesima ed il Comune di Soriano.
Unica biblioteca monotematica, specializzata nel settore della cultura regionale, al suo interno ospita anche un gabinetto delle stampe e dei disegni calabresi e una raccolta di fotografie.
Ubicata nell'ex palazzo finanziario a ridosso della piazzetta comunale, dispone di circa 20.000 volumi oltre a migliaia di riviste e periodici.
Museo Domenicano: istituito nel 1975 dai padri Domenicani, ubicato nei locali adiacenti la chiesa di San Domenico, raccoglie in un'unica sala oggetti e sculture provenienti dall'ex convento quali: capitelli, angioletti, busti, fregi, dipinti su tela e paramenti sacri.
La caratteristica di Soriano è sottolineata dalla scrittrice Matilde Serrao che in un celebre brano coglie la particolare bellezza e il fascino della costruzione del San Domenico insieme alll'incanto dei luoghi ancora intatti, esaltati da una natura incontaminata, che nasconde piccoli tesori.
Con la caduta della città monastica, quale era Soriano, si avvia al tramonto anche la civiltà dell'organizzazione cittadina, successivamente divisa per disposizione di Gioacchino Murat, in due distinti soggetti amministrativi: Soriano Calabro e Sorianello.
Soriano Calabro è un centro accogliente segnalato per l'ospitalità della sua gente, per lo spirito di creatività dei suoi abitanti, dediti alle attività commerciali.
Fiorente è l'artigianato, con innumerevoli laboratori di terrecotte rustiche, anfore, tegole e piatti. In loco sono presenti molti artigiani dediti alla lavorazione di oggetti in vimini e giunchi, di cordami, nonché laboratori di artigianato che intagliano la pietra. In passato vi si allevava il baco da seta. Tradizionale è la produzione dolciaria, con il biscotto mostacciolo e il torrone.
Le loro forme che rappresentano figure umane o mitologiche, animali o santi, vistosamente decorati con carta stagnola e colorati confettini, testimoniano un'origine antica forse lontanamente derivata dagli ex voto che i fedeli portavano nei santuari della Magna Grecia. Altri dolci tipici di Soriano sono lo stomatico alla cannella, friabile e sagomato a mattonella e i susamelli ricoperti di cioccolato e profumati con scorza di limone.
Le principali produzioni agricole sono le olive, uva, arance, cereali ed ortaggi. Sviluppata e fiorente l'apicultura e la silvicoltura. La città è sede di numerose istituzioni di carattere intercomunale e comprensoriale, Comunità Montana Alto Mesima, Corpo Forestale dello Stato.