L'abitato è posizionato su uno sprone, dove confluiscono le due falde del torrente Morano: il territorio si compone del capoluogo e delle frazioni Ciano, Sant'Angelo e Ariola.
Il centro sorse come casale d'Arena. Il nome di Gerocarne è indubbiamente greco, letteralmente significa sacra carne, anche se si dibatte ancora sull’attribuzione di un chiaro significato: in dialetto si pronuncia Jerocarne. Jeracari, tra l’altro, era un cognome tipico attestato sia in Calabria che in Grecia, per cui si ipotizza per il centro un'origine molto antica.
Seguì le vicende di Arena, rimanendo nel dominio dei Conclubert dall'epoca normanna fino al 1678. Passato in quell'anno agli Acquaviva d'Aragona, nel 1694 entrava nel dominio dei Caracciolo di Gioiosa, sotto di cui restò fino all'eversione della feudalità 1806.
Quasi completamente distrutto a causa del terremoto del 1783, venne riedificato sulla sponda del fiume Morano. Celebre è il racconto di una pioggia torrenziale, caduta ininterrottamente dal 10 al 15 gennaio 1840, che provocò gravissimi danni alla cittadina.
L'ordinamento amministrativo disposto dai francesi per decreto 4 maggio 1811, istitutivo di Comuni e Circondari, ne faceva un Comune ampliandolo con i villaggi, (frazioni), di Pronia, Potami, Migliano, e includendolo nel circondario di Soriano. Il successivo riordino borbonico del 1 Maggio del 1816, gli annetteva le frazioni di Sant'Angelo e Migliano.
I cronisti storici, Barrio, Pacichelli e Marafioti riportarono la bellezza del suo territorio e rimarcarono l'abbondanza di gesso e argilla in Ciano e Gerocarne: questo materiale veniva utilizzato da una corporazione di vasai che esportavano la loro produzione in tutta la Calabria.
Lungo le strade interne si osservano i resti delle antiche concerie dismesse, presenti come testimonianze di archeologia industriale. Emergono, nel patrimonio storico-artistico e architettonico gerocarnese, oltre alle presenze monumentali, un centro urbano antico esteso e un complesso impianto urbanistico. Il nucleo più antico del centro storico è formato dai complessi abitativi che componevano la prima formazione urbana sorta intorno alla chiesa. I successivi insediamenti abitativi affiancati al nucleo più antico dei quartieri, seguono un disposizione naturalmente digradante verso livelli di quota più bassi. L'insediamento dei quartieri nuovi sorti in età moderna, trova un significativo momento di sintesi urbanistica ed architettonica nello scenario urbano costituito dalle chiese, dalle concerie, dal ruderi, dalle case alte a schiera che si affacciano sull'asse viario principale, dove si snodano viuzze, vicoli, sottopassi e slarghi dove portali in pietra testimoniano un ricco passato.
Nel territorio di Gerocarne è documentato il ritrovamento di un piccolo locale contenente resti di due asce e due punte di lancia databili al X° secolo a. C.
Gli edifici di interesse storico sono:
Chiesa di Santa Maria dei Latini: di fondazione medievale. Venne ricostruita dopo il terremoto, nel 1815 e nel 1924 in seguito ad un restauro, furono realizzate, la cupola, il campanile e la torretta dell'orologio. Di pregevole fattura sono le tre campane risalenti al 1500, come viene evidenziato dalla data incisa nella corona. La pianta della chiesa è a croce latina; il prospetto lievemente gotico-barocco; la struttura interna è composta da tre navate: sul soffitto e sulle pareti troviamo le pitture di Pietro da Messina. Al suo interno si conserva una Croce a stile figurata e iscritta, risalente al XV' sec. Due tesi relative alle sue origini la fanno risalire, rispettivamente come proveniente dal convento Basiliano di San Pietro Spina, della vicina Ciano, oppure dalla chiesa di Potame, piccolo villaggio distrutto dal terremoto del 1783.
Ruderi del convento Carmelitano: risalenti al 1582 sono visibili pochi ruderi: il terremoto del 1783 distrusse la quasi totalità della struttura conventuale, della quale oggi si può ammirare solo un muro. Negli anni successivi è stata costruita, sui ruderi, la chiesetta in onore della Madonna del Carmine, che reca uno stemma appartenente all'ordine dei Carmelitani.
Convento di San Pietro Spina: edificato in onore di San Pietro Spina, monaco Brasiliano, osservante le regole di San Basilio Magno, fondato nel 1100. La documentazione che ne attesta la data si trova in un codice vaticano-greco che rappresenta un omelario copiato a mano nel 1126, conservato negli archivi Vaticani. I ritrovamenti rinvenuti presso il convento di San Pietro Spina, costituiti da un crocifisso in argento ed un ostensorio sono conservati a Mileto. Il convento fu distrutto dal terremoto del 1783: vicino ai ruderi troviamo oggi alcuni mulini e frantoi ad acqua, esempi di archeologia industriale.
Il territorio di Gerocarne presenta un ambiente che ha le stesse caratteristiche dei boschi serresi, con quella tipica vegetazione, ma la scenografia in alcuni luoghi è intensa, dotata di sentieri fitti, di rami e tronchi densi, di ricche foglie, di varietà del sottobosco e di acque che scorrono con dolci mormorii, stemperandosi nella luminosità dei pianori. Il territorio comunale di Gerocarne è il più vasto della provincia. Il paesaggio, sulla parte alta, è quasi incontaminato, ricoperto da boschi di selci e di castagno: Famoso il bosco di Morano, conosciuto per aver dato rifugio al brigante Musolino, attraversato dall'omonimo fiume che in alcuni punti forma delle interessanti cascate nelle località Fonte Vecchia e Vecchi Nucarella. Delizioso il vivaio di Aríola, gestito dall'AFOR, dove si producono piantine ornamentali per si stemazione ambientale come tigli, platani, pini, cedri, querce, castagni, ciliegi, abeti, ecc. Il vivaio si estende per 12 ettari ed orograficamente ha una disposizione a terrazza.
Il centro è noto per la produzione di fedespato e caolinoche si estraggono dalle due cave ubicate nelle frazioni Ciano ed Ariola (questi minerali vengono utilizzati per produrre manufatti igienici sanitari). La cava di Ciano veniva sfruttata nel 600' dai vasai del luogo che estraevano il gesso, utilizzato anche per imbiancare le case.
La lavorazione delle argille, tipica del luogo, è l’antica e nobile tradizione d'arte che si è tramandata sino ai nostri giorni.
Attivo è l'artigianato della ceramica, che propone vasi dalle forme tradizionali; possiamo ancora trovare le caratteristiche "lagane" screziate di verde e i "salaturi", recipienti in cotto per conservare gli alimenti sotto sale e sott'olio; troviamo inoltre, una fluente produzione delle caratteristiche pignate che tradizionalmente vengono adagiate nel camino o nel braciere, vicino alla fuoco, con poca acqua a sobbollire le varie specie di legumi. Con l'allargamento del mercato,oltre alle pignate, si sono aggiunte nel tempo altre stoviglie e oggetti ornamentali, sempre riprendendo antichi modelli produttivi e decorativi.
Fonti dell'economia di Gerocarne sono l'agricoltura, con produzione di grano, olive e frutta e molto diffusa è la pastorizia, con allevamenti di ovini e suini. Grazie alle numerose imprese a carattere familiare, era florida la produzione di carbone, ed anticamente fiorente era anche la concia delle pelli, testimoniata dai resti delle antiche concerie, ancora oggi eseguite a conduzione familiare.