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Dasà

Pittoresco paesino sul versante Tirrenico delle Serre, alle falde del monte Crocco, sorse nel 1300 attorno al monastero Basiliano di San Lorenzo nei pressi del torrente Potami. Fu uno dei casali d'Arena, feudo dei Concublert, poi degli Acquaviva d'Aragona e infine dei Caracciolo di Gioiosa.

Il terremoto del 1783 lo distrusse quasi interamente; subì ulteriori danni con il terremoto del 1905.

La legge francese del 1807 lo decretava università nel governo di Soriano.
Il riordino del 1811, istitutivo dei Circondari e dei Comuni, lo riconosceva tra questi ultimi aggregandogli il villaggio, ossia la frazione di Bracciata, facendolo ricadere nel circondario d'Arena. La successiva legge del Borbone, 1/5/1816, ribadiva quella precedente disposizione. Nel 1928, retrocesso a frazione, veniva aggregato ad Acquaro, ma l'anno dopo riotteneva l'autonomia.

Di notevole interesse storico e paesistico è la zona nei dintorni al fiume: un vasto contesto ambientale singolare e suggestivo ove si riscontrano aree ancora occupate dall'originaria vegetazione, querceti bassi, mirti, allori, ginestre e roveti.
Di particolare interesse sono i mulini disposti lungo il torrente, elementi caratterizzanti l’archeologia industriale.

L'intera area doveva costituire probabilmente, per l'insieme di queste caratteristiche, un "nemus" o "locus", bosco piantato in origine dai monaci che abitavano le zone limitrofe per favorire il raccoglimento in preghiera e le pratiche ascetiche.

Elementi caratterizzanti l'architettura di Dasà sono gli innumerevoli portali in pietra del 600' e le lavorazioni artigianali del ferro battuto.

Gli edifici di interesse storico sono:

Chiesa dí San Nicola e San Michele: le prime fonti storiche la fanno risalire al 1520; danneggiata dai terremoti, fu ricostruita nel 700' e riaperta al culto il 6 Dicembre 1775. La struttura ecclesiastica odierna è degli anni trenta, realizzata su progetto dell'architetto Fausto Roncoroni. All'interno sono collocate diverse sculture lignee del XVIII e del XIX secolo, raffiguranti San Nicola del 1777 di scuola serrese, opera di De Lorenzo, la statua di San Michele, proveniente dal casale di Pronia, abbandonato dagli abitanti nel 1803. Pregevoli i quadri ad olio dipinti su tela da autori vari: molto interessanti quelli di San Sebastiano del 1775, di San Gaetano e della Madonna, dipinti provenienti da Napoli, stimati appunto appartenenti alla scuola napoletana.

Chiesa della Consolazione: si trovano tele e sculture di artisti locali del 700'e 800'.     Sede di santuario Mariano, il culto della Madonna della Consolazione ebbe inizio nella seconda metà del secolo XV, quando si diffuse la devozione alla Madre di Dio: ciò viene attestato da una lapide marmorea posta sulla facciata della chiesa. Pregevole la statua lignea del XV secolo ed il grande quadro ad olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario. La statua lignea della Madonna della Consolazione, vuole la tradizione, giunse trainata da buoi che non proseguirono oltre quel luogo, dove poi venne edificata la prima chiesetta, prima del 1480.
La chiesa, con una sola navata, illuminata da un finestrone posto sulla facciata e da sei finestre laterali ci offre un altare maggiore ligneo realizzato nel 1781-82 ad opera di maestranze serresi, completato nel 1867 dal dasaese Pasquale Mina. Sull'altare, in una nicchia, è posta la statua della Madonna. La volta, ornata da pregevoli stucchi realizzati nel 1862 e 1865 da Francesco Barillari, crollò con il terremoto del 1905, riducendola ad un cumulo di macerie: tuttavia fonte documentata della bellezza artistica della volta è contenuta nella relazione della Visita Pastorale di Monsignor Antonio De Lorenzo, vescovo di Mileto che scriveva "il soffitto di questa chiesa è ricco di belli ornati e di dorature".Il soffitto fu rifatto nel 1969. La chiesa è sede della confraternita del Santissimo Rosario.

Chiesa dell'Immacolata: la struttura, con una sola navata,  conserva all'interno sculture lignee a tutto tondo e tele di artisti locali risalenti al 700' e all'800'. Importanti sono: la statua dell'Immacolata del XVIII secolo, la statua di San Giuseppe del 1836, il quadro dell'immacolata e di San Nicola del XVIII secolo, il trionfo dell'Immacolata opera di Pasquale Corrado del 1866. La chiesa è sede della confraternita dell'Immacolata.

Croce in pietra:  accanto alla chiesa di San Nicola, sul lato destro, è ubicata una Croce in pietra granitica, poggiante su un basamento realizzato nel 1782: sulla colonna si leggono alcune lettere che si  ipotizzano rappresentare le iniziali degli autori. La Croce è sormontata con terminali lobati di epoca diversa, l'opera si stima seicentesca e rappresenta il più antico monumento del centro.

Ruderi del Monastero di San Lorenzo:  edificato dai padri Brasiliani, osservanti le regole di San Basilio Magno, primi monaci venuti dall'Oriente, a circa 250 m dall'abitato, il monastero, separato dal centro abitato dal torrente Petriano, venne distrutto dal terremoto del 1783. Nel 1951 la congregazione del SS Rosario di Dasà, costruì tra i ruderi del monastero una piccola cappella.
Il territorio di Dasà ha dei luoghi adibiti ad aree attrezzate, tra queste merita una particolare attenzione la pineta di San Lorenzo denominata parco delle Rimembranze, dove al suo interno sono visibili i ruderi del monastero di San Lorenzo. Nel parco sono posti quattro cannoni utilizzati nel primo conflitto mondiale. Il territorio del Comune è quasi interamente coperto da ulivi per cui la maggiore produzione è l'olio. L'agricoltura è anche abbondante di grani, mais e frutta. Il patrimonio zootecnico è costituito da ovini e caprini per cui è specifica la produzione di latticini.

In passato vi si allevava il baco da seta, pratica testimoniata dal  ritrovamento, in antiche case, di telai.

I suggestivi dintorni di Dasà sono caratteristici per la presenza di numerosi casolari rurali tipici (le case di bresta), alcuni dei quali risalenti al secolo scorso; lungo il torrente Petriano sono inoltre visibili i resti dei mulini ad acqua a due canne, pregevoli esempi di archeologia industriale.

 
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