Sul versante tirrenico delle Serre, raggruppato su un dosso, residuo di un terrazzo quaternario, sorge Arena, lungo una fiancata del torrente Marepotamo. Il territorio si estende su una superficie di 35 km. Il centro storico conserva ancora per grandi linee, quel patrimonio insediativo e costruttivo, che lo pone come centro dalle antiche origine.
Le prime notizie risalgono al periodo della dominazione normanna: nel 1085 Ruggero il normanno, appunto, divise il territorio in feudi ed affidò Arena ad Ugolino Conclubert, fregiandolo del titolo di conte.
Arena prese il nome da una famiglia che l'ebbe in feudo per oltre 600 anni, ponendola al centro dell’attenzione grazie all’autorità ed al prestigio di cui godeva.
Nel 1278, il feudo veniva confiscato a Riccardo d'Arena che si era macchiato di fellonia, passando a Tommaso De Cocci che lo tenne qual Contea, ma solo per un breve periodo, venendo presto reintegrato il Riccardo d'Arena.
La giurisdizione di Arena comprendeva i casali di Acquaro, Brazzaria, Ciano, Dasà, Gerocarne, Limpidi, Migliano, Potamia, Pronia e Simiatone, che formavano un vasto Stato, anche se in piccola parte decurtato nel 1497, allorquando alcune terre vennero assegnate in dote a Sancia d'Aragona che andava in sposa a Goffredo Borgia, consanguineo di Papa Alessandro VI.
Già feudo di Pietro De Insula, normanno, fino al 1683, il primo feudatario della grande Casata, fu Matteo d'Arena, della famiglia Concublet, che nel 1421 fu fregiato del titolo di Conte; in seguito, nel 1533, troviamo Carlo V, fregiato del titolo di Marchese. Passò poi agli Acquaviva e ancora, nel 1652 fu dei Caracciolo. Il marchese d'Arena diede ospitalità a Tommaso Campanella nel suo castello nei primi mesi del 1599.
I francesi con la legge sulla feudalità cancellarono i privilegi feudali e i beni demaniali vennero ripartiti in quote : l’atto risale al 1811, allorquando Arena venne istituito Comune.
Architettonicamente abbiamo:
Centro storico: numerose sono le testimonianze storico-artistiche presenti entro e nelle vicinanze del centro urbano antico di Arena: cominciando dalla piazza, inoltrandoci poi nelle viuzze ed osservando i palazzi dai bei portali in pietra granitica risalenti al 700' e 800'.
Di pregevole fattura sono gli edifici delle famiglie Scalamogna e Cesarelli.
Antistante la chiesa di Santa Maria delle Grazie è ubicata la fontana con vasca in pietra lavorata, opera eseguita da scalpellini locali, risalente al XIX secolo.
La piazza, nell'insieme forma un apparato architettonico e scenografico di notevole interesse culturale, esprimendo il grado di civiltà urbana e la maturità artistica e compositiva raggiunta dal paese e dalle sue maestranze nel corso dell'evo moderno, essendo dotata anche di una lapide, in ricordo dell'opera dei Caracciolo.
L'edilizia residenziale si sviluppa su lotti di limitata larghezza, aggregati, e di contenuta altezza. Arena, malgrado i continui eventi tellurici (1659, 1783 e 1905) e le lotte politiche interne, che di continuo la devastavano, andava ampliandosi, estendendosi oltre l'ordinamento conferitogli in epoca normanna.
Di grande importanza l'archivio Caracciolo, con numerosi volumi e documenti storici che riguardano tutto il secolo XVIII, appartenuto alla famiglia Scalamogna ed ora di proprietà del Comune.
L'area del castello: è la più panoramica e suggestiva di tutto il colle, la vista si estende verso il verde delle pendici delle Serre, e continua spaziando per abbracciare tutto il centro storico, con una vista sui centri posti lungo la vallata. Il castello è situato in posizione strategica, tra il colle di Arena e il corso del torrente nimenti.
Il periodo del regno Normanno fu breve e l'obiettivo primario per i normanni era la costruzione del castello, come residenza feudale e centro dell'amministrazione del feudo; il castello rappresentava anche una fortezza dalla quale il feudatario imponeva il pagamento della fidantia. Esso si posizionava decentrato rispetto all'abitato e per ragioni di difesa sul punto più alto, essendo i normanni numericamente inferiori rispetto alla popolazione del centro.
La struttura venne rimaneggiata dagli Angioini nel XIV e XV secolo.
La pianta che si evince dai resti attuali, evidenzia una struttura forte, imponente, con pianta quadrangolare e due torri circolari di tipo ispano-aragonese.
La torre conserva ancora una scarpa imponente, modellata da scalanature raccordate ad ogiva, con elementi in cotto. I dati tipologici dei ruderi del castello evidenziano il tracciato fortificato leggibile. La facciata principale, con le torri circolari angolari e toro di separazione della scarpa, presenta beccatelli (di sicuro doveva avere il camminamento di ronda); ben conservate le due cannoniere circolari. Il portone d'ingresso è dotato di ponte levatoio.
Si evidenziano numerosi ambienti con i segni di volte a botte, che si articolano all'interno.
Posti sotto le macerie si intravedono le strutture sotterranee del castello.
Il castello fu fortemente danneggiato dal terremoto del 1783 e riportò gravi danni nel 1905.
Ruderi dell'acquedotto normanno: dell'acquedotto è visibile la poderosa struttura composta da due figure che reggevano la condotta dell'acqua destinata all'approvvigionamento del castello.
Chiesa di Santa Maria dei Latini: costruita nel tardo 700', di ispirazione Barocca, è ubicata in piazza Salvatore Pagano. Il portale pregiato, sagomato in pietra, è opera di scalpellini locali del 700'.
All'interno sono custodite due statue lignee raffigurante San Michele e Cristo risorto, scolpite a tutto tondo, a figure intere e dipinte al naturale, attribuite al lucchese Gennaro Francese. Pregevoli sono il pulpito in noce ed il soffitto a cassettoni; di ottima fattura è il quadro dell'Immacolata di scuola caravagesca.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie: ha una facciata armoniosa di granito e mattoni; il portale sagomato in pietra, con volute barocche, opera di scalpellini locali del 700'. Imponente è il campanile a vela. L'interno, costituito da un'unica navata, con soffitto decorato ad affrescato, presenta sull'altare il paliotto marmoreo del primo 800'. Vi sono, poi, delle sculture lignee ottocentesche, raffiguranti la Madonna delle Grazie e la Madonna del Buon Consiglio, scolpite a tutto tondo e a figura intera, dipinte al naturale,dai cui volti traspare la naturalezza dell'espressione, opere di botteghe serresi.
Ingente è il reliquario della Santa Croce in argento, con basamento dov’è inciso lo stemma dei Conclubert, risalente al 1400: la leggenda narra che contenesse tre spine della corona di Gesù e un frammento ligneo della croce.
Monastero di San Pietro d'Arena: rimangono pochi ruderi.
Il territorio di Arena comprende la riserva biogenetica del Marchesale, con estesi boschi di castagno e faggio: si narra che la vista dei luoghi indusse San Bruno, nella suggestione del verde e del silenzio che lo circondava, a fondare la Certosa di Santo Stefano del Bosco.
Dai boschi si alimenta il commercio del legno e del carbone vegetale, in passato, si traevano legname e della buona pece per costruzioni navali. Nella riserva e in tutto il territorio boschivo si pratica la caccia al cinghiale. In località Monte Cervo si trova una sorgente di acqua oligominerale, inserita in una splendida cornice naturale: seguendo il percorso dell'acqua a valle, in prossimità del centro abitato, sono visibili ancora resti di vecchi mulini e frantoi e di archeologia industriale. L'abbondanza di acque rende assai fertile il terreno che produce cereali, ortaggi e patate, mentre vi alligna bene l'olio di buona qualità.
L'allevamento del bestiame ovino e caprino dà vità alla lavorazione di latticini, ricercati per genuità e sapore. La raccolta dei funghi costituisce un'importante attività periodica di un largo strato della popolazione.Pregevole è la lavorazione di juta. L'artigianato si caratterizza per la lavorazione di vasi, utensili da casa e recipienti di ogni genere.