Centro agricolo che si estende sul versante tirrenico delle Serre, lambisce i fiumi Marepotamo e Mesima. L'abitato è ubicato tra gli uliveti ed è attraversato dal fiume Amello, affluente dello stesso Marepotamo. Il nome del sito è dovuto molto probabilmente alla vicinanza dell'acqua, infatti la parte più antica del centro era denominata Poteja, dal greco, luogo dove scorre l'acqua. Successivamente, con i romani diventa Acquarium, (zona con abbondante acqua), e da ultimo Acquaro.
Acquaro sorge come casale di Arena ne seguì le vicende del periodo normanno; venne, in seguito infeudato alla famiglia Conclubert fino al 1678; passò poi agli Acquaviva d'Aragona e dal 1694 appartenne ai Caracciolo di Gioiosa.
I terremoti del 1659 e del 1783 distrussero quasi interamente l'abitato.Al tempo della Repubblica Partenopea fu incluso nel cantone di Seminara. Con l'ordinamento disposto dai Francesi nel 1806 venne compreso nel cosiddetto governo di Soriano. Con legge del 1811, il Comune accoglie i villaggi di Limpidi e di Semiatori. I villaggi di Semiatori, Bracciaria, Potami, Pronia, cominciarono ad essere abbandonati dagli abitanti, stabilendosi nei centri vicini, di questi una parte si stabilì in Acquaro.
Dopo l'alluvione del 1885 e del terremoto del 1905 il centro subì gravi danni.
Nel 1928 gli veniva aggregato il Comune di Dasà, che riperse l'anno successivo. Nel 1929 diventa Comune autonomo.
Il paese, caratterizzato da incantevoli viuzze, conserva ancora le tracce del vecchio abitato. Anticamente nel suo territorio era ubicato il convento dei monaci appartenenti all'ordine di San Francesco di Assisi di Arena, fondato nel 1664, posto sotto la denominazione di convento della Santissima Trinità di Arena.Di questo convento rimangono delle tracce, come la vasca per la raccolta dell'acqua, nelle cui vicinanze si trovano resti di muri contenenti tubi di creta che convogliavano l'acqua della sorgente Maguli al convento; come i resti di porticato con archi in pietra. Questo convento, distrutto in parte dal terremoto del 1783, venne poi ricostruito ed infine abbandonato.I suoi ruderi si trovano nelle vicinanze dell'odierno cimitero.
Suggestivo, poi, il singolare scenario ambientale formato dalla zona Piani, in cui si trovano aree destinate al pic-nic. Tutto intorno il paese è avvolto da antiche piante d'ulivo, cinte fra i rovi di more e da siepi di origano, che mischiano i loro aromi con l'odorose fragranze della ginestra e del mirto. Alla straordinaria varietà climatica, naturale e paesaggistica si unisce per il visitatore, una varià di beni di arte e di cultura, una ospitalità che il paese offre al turista, sviluppando comodi tragitti all'interno del suo territorio.
L'economia, su base essenzialmente agricola, è impostata su attività tradizionali, tranne che per la bachicoltura dismessa ormai completamente.
Nel territorio di Acquaro si coltivano: cereali, uve, olive, agrumi e fichi. Eccellente la qualità del vino e dell'olio. Il territorio d'Acquaro, nella parte confinante con l'altopiano delle Serre è interamente ricoperto da boschi, costituiti in prevalenza da faggi e abeti, con alcune piante secolari, la zona denominata "Faggio del Re" è caratterizzata per la naturalità. Altri boschi costituiscono i beni ambientali di Acquaro: il bosco denominato Agristino ricco di elcì e il bosco denominato Aruso ricco di elci e castagni. Nelle località denominate "Speranza" e "Bettareja" sono ubicate le aree attrezzate, per píc-níc., soste, percorsi vita e itinerari naturalistici. I boschi attivano una fiorente industria del legname.
Ad Acquaro, nelle strette "viuzze", al piano terra delle abitazioni, si può vedere il telaio domestico, traccia dell'antica nobiltà. Oggi le donne espongono orgogliose le loro coperte preziose in cui rivive il ricordo di quel mondo antico, nell'originalità del disegno e dei colori rivive la bellezza di un'arte rara e inimitabile.
Architettonicamente abbiamo:
Chiesa di Santa Maria dei Latini: di fondazione medievale, è costituíta strutturalmente da un'unica navata, con altare principale e due altari laterali dedicate ad alcune famiglie nobili di Acquaro.L'interno armonioso custodisce delle statue di pregevole fattura come la statua raffigurante la Madonna dell'Assunta intagliata in legno di tiglio nel 1826 dallo scultore Giuseppe De Lorenzo; le statue di San Francesco di Paola e di San Pasquale che provengono dal convento dei monaci dell'Ordine di San Francesco di Assisi di Arena (Minori Riformati) stimati settecenteschi; un crocifisso proveniente dal convento dei Minori Riformati stimato secentesco; un dipinto ad olio su tela, dalla composizione armoniosa dedicato al tema della Sacra famiglia è del 1863; infine, una croce in argento proveniente dalla chiesa di San Nicola del casale di Semiatori.
La Chiesetta di San Giuseppe: edificata nel 1660 per volere di una antica e nobile famiglia di Acquaro, gli Englen, distrutta dal terremoto del 1783, venne ricostruita aumentando le dimensioni originarie. Strutturalmente è costituita da due navate.
Si custodiscono al suo interno le statue di San Giuseppe e di San Francesco di Assisi, stimati settecenteschi, provenienti dal convento dei monaci Minori Riformati di Acquaro. Rimangono poi visibili alcuni tratti di mura della chiesa di San Nicola, edificata antecedentemente al 1630. All'interno era strutturata con tre altari, dotata di un piccolo campanile. Nelle vicinanze dell'antico villaggio di Semiatori era ubicato il convento Agostiniano fondato nel 1546, denominato Convento di Santa Maria del Soccorso, visibili tratti del muro perimetrale.
Il Calvario: edificato a protezione del paese, rappresenta nella tradizione religiosa il limite invalicabile delle forze oscure, molto caratteristico per la sua forma strutturale, rappresentante una cappella: All'interno un altare ed un affresco raffigurante il tema della Deposizione. Il calvario è sormontato da tre croci, si presume la sua edificazione nel 1700.
La Fontana del Nettuno: pregevole elemento di arredo urbano, caratteristico nelle forme e per l’imponenza.